Corte Olmo nella storia

Annibale Chieppio  nasce  a Mantova nel 1563, all’età di 28 anni divenne Segretario Ducale di Vincenzo I Gonzaga Duca di Mantova. Fu artefice tra l’altro della più importante collezione d’arte gonzaghesca e delle fabbrica di Villa Favorita. Nel 1590 acquisì la residenza di campagna dell’Olmo Lungo, che divenne sua residenza prediletta. Nel 1616 fu terminato il palazzo a cui, nel 1651, venne aggiunta la Torre Colombara. Alla sua morte, nel 1623, l’inventario dei beni descrive in modo dettagliato gli edifici che componevano la corte Olmo nonché tutti i beni mobili conservati. Nel 1731 la corte ed il palazzo passarono in eredità alla famiglia d’Arco che li utilizzò come casa vacanze fino al 1973, anno in cui la corte ed i fondi agricoli di pertinenza confluirono nella Fondazione d’Arco.

L’inventario dei beni di Annibale Chieppio redatto nel 1623 anno della sua morte descrive tra le altre cose, in modo dettagliato gli edifici che componevano la corte Olmo con le caratteristiche architettoniche e pittoriche, nonché tutti i beni mobili in essi conservati.

Dopo la morte di Annibale la corte continuò ad essere abitata dalla famiglia Chieppio fino al 1630 quando Mantova subì il terribile sacco  da parte dei Lanzichenecchi che prima di dare l’assalto alla città si accamparono nei dintorni scegliendo naturalmente le dimore più signorili tra cui gli edifici dell’Olmo Lungo che furono adibiti a ricovero per gli animali.

Superato il periodo del sacco i Chieppio tornarono ad abitare la corte fino al 1731 alla morte senza successori di Giuseppe Maria ultimo discendente di Annibale Chieppio, per cui la corte passo in eredità alla famiglia d’Arco in quanto Alberto d’Arco aveva sposato Teresa Chieppio sorella di Giiuseppe Maria.

Con i nuovi proprietari che abitavano saltuariamente corte Olmo, cominciò un lento degrado; dopo la prima guerra mondiale il palazzo venne adibito a magazzino ed abitazioni per cui furono coperti gli affreschi e costruite tramezze in ogni sala padronale, anche la cappella annessa, dedicata a San Liborio, non rimase esclusa dal degrado.

Alla morte della contessa Giovanna d’Arco, ultima erede della famiglia, avvenuta nel 1973, la corte Olmo e dei fondi agricoli di pertinenza confluirono nella Fondazione d’Arco, continuò ad essere abitata da numerose famiglie che ne mantennero il decoro ed una minima manutenzione. Anche la chiesetta dedicata a San Liborio, sotto la pertinenza della Parrocchia di Frassino, fu utilizzata, si celebrava la messa in alcune giornate particolari ed ogni anno il 23 luglio veniva festeggiato San Liborio.

La proprietà rimase tale fino a fine anni ’90 quando il fondo venne frazionato e ceduto ad un soggetto privato, la vendita si completò nel 2003 con la cessione del palazzo della corte e della colombaia. Da allora non fu eseguita più alcuna opera di manutenzione.

Corte Olmo oggi

Il complesso architettonico di corte Olmo Lungo è inserito nell’area produttiva denominata “Valdaro”, di proprietà della società BS INVEST, urbanizzata negli anni da numerosi piani industriali, l’ultimo in ordine di tempo piano “Olmo Lungo” sul quale, come riportato dalla stampa locale nei giorni scorsi, il gruppo immobiliare Patrizia investe 70 milioni nei siti del gruppo Codognotto e di Gxo, provider dei magazzini Leroy Merlin.

Il piano originale con data 9 aprile 2001 sottolineava la presenza del Bene Architettonico vincolato presente sull’area, e così lo descrive “…. costituito da un palazzo con pianta a blocco lineare, adibito un tempo a signorile dimora di campagna con annessa una chiesetta con aula a volta a botte, che si trova in discreto stato di conservazione; fanno parte del complesso anche una torre colombaia, alcuni fabbricati rustici ed una vasta area agricola che li circonda. Con Decreto Ministeriale del 13.03.1958 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ai sensi della Legge 1 giugno 1939 n 1089, emetteva il Decreto di vincolo dell’immobile denominato “Palazzo Olmolungo con annesso Oratorio” sito in Mantova località Valdaro. Successivamente con Decreto del 23 novembre 1999 lo stesso Ministero estendeva il Decreto di Vincolo al “Complesso Palazzo Olmolungo con annessi Oratorio, Torre, area di pertinenza e corte rustica”.

La Fondazione d’Arco allora proprietaria del complesso immobiliare in data 28.02.2000 presentò ricorso presso il TAR per la Lombardia sezione di Brescia contro il Ministero in persona del Ministro pro tempore e del Direttore Generale dell’Ufficio Centrale per i Beni archeologici, artistici e storici e contro la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Brescia, per l’annullamento parziale del Decreto 23/11/99. La Fondazione accettava, pur ritenendoli privi di valore privi di valore storico – artistico, l’estensione del vincolo storico artistico alla Torre Colombaria ed ai fabbricati rurali compresi nel complesso, ma contestava l’estensione del vincolo alla vasta area circostante di mq 32.986… “

Con sentenza n 03725/2000 reg. seg. N 00314/2000 il TAR di Brescia accolse il ricorso della proprietà ed annullò parzialmente i vincoli del decreto del 23/11/1999.

La Soprintendenza autorizzò nel 2002 la vendita delle aree rurali, ma nel provvedimento autorizzativo confermò il vincolo monumentale su tutti i fabbricati ed indicò una “destinazione d’uso delle aree agricole legata allo sviluppo di servizi per la ricettività, per l’ospitalità o di tipo sociale”.

L’intero complesso architettonico è purtroppo in condizioni miserevoli, ma a dispetto dell’incuria totale, sopravvivono ancora porzioni di testimonianze architettoniche di notevole valore dal Palazzo alla Torre anche se il completo abbandono faccia spazio ai danni conseguenti alle intemperie, al proliferare della vegetazione spontanea e presenti una situazione rovinosa e di non ritorno.

Buona parte delle muraglia di recinzione è stata abbattuta in più punti, il Palazzo e quasi privo di infissi e qualora presenti sono del tutto distrutti, una parte del tetto risulta crollata.

Nel corso del 2024 anche una porzione del tetto della Torre è crollato all’interno facendo cedere anche il primo solaio in legno.